Se hai un ristorante, probabilmente conosci molto bene quella strana alternanza per cui il sabato sera sembra che tutta la città abbia deciso di cenare da te, mentre il martedì puoi quasi sentire il rumore del frigorifero della cucina da quanto è tranquilla la sala.
Ed è proprio nei momenti meno gloriosi che arriva la domanda: come posso portare più persone nel mio ristorante, senza vivere di promozioni dell’ultimo minuto e sperare ogni settimana nel miracolo?
La risposta è il marketing, ma non nel senso di “pubblichiamo qualcosa su Instagram e vediamo che succede”.
Negli ultimi anni ho lavorato con realtà molto diverse nel settore della ristorazione e, dal 2020, collaboro continuativamente con Il Convito della Venaria, ristorante gourmet davanti alla Reggia di Venaria, seguendo una parte sempre più ampia del suo ecosistema digitale, dalla strategia ai social, passando per SEO, sito, promozioni, acquisizione clienti, email marketing e fidelizzazione.
Ed è proprio lavorando nel tempo sulla stessa attività che ho capito una cosa abbastanza semplice: un ristorante non ha bisogno di singole azioni di marketing, ha bisogno di un sistema in cui ogni azione porti naturalmente alla successiva.
Vediamo cosa significa nella pratica.
Il sito di un ristorante viene ancora troppo spesso trattato come una specie di brochure digitale, con qualche fotografia suggestiva, il menu in PDF, due righe sulla filosofia dello chef e, possibilmente, un pulsante “Prenota” nascosto abbastanza bene da trasformare l’utente in un investigatore privato.
Il problema è che chi arriva sul sito, nella maggior parte dei casi, non vuole contemplarlo, vuole capire rapidamente dove si trova il ristorante, che tipo di esperienza offre, quanto costa, cosa si mangia e come si prenota.
Un sito efficace dovrebbe quindi accompagnare l’utente lungo un percorso molto semplice: scoperta, comprensione, fiducia, prenotazione, senza costringerlo a cercare le informazioni che gli servono.
Nel lavoro con Il Convito, per esempio, il sito non viene utilizzato soltanto per presentare il ristorante, ma anche per costruire pagine dedicate a occasioni specifiche, come cene aziendali, festività, esperienze legate alla Reggia di Venaria, soggiorni con cena o proposte stagionali.
Questa differenza è importante, perché una pagina generica dice “questo è il nostro ristorante”, mentre una pagina costruita per una specifica esigenza dice “questo è il motivo per cui potresti scegliere noi proprio in questa occasione”.
Ed è la seconda che converte.
Uno dei motivi per cui considero ancora la SEO fondamentale per un ristorante è che intercetta persone che hanno già espresso un’intenzione precisa.
Se qualcuno cerca “ristorante vicino alla Reggia di Venaria”, “ristorante gourmet Torino”, “cena aziendale Torino” o “dove mangiare dopo la visita alla Reggia”, quella persona non ha bisogno di essere convinta ad avere fame, ha già deciso che vuole mangiare fuori, deve soltanto scegliere dove.
Il lavoro SEO serve proprio a fare in modo che il tuo ristorante possa comparire in quel momento.
Naturalmente non significa prendere una parola chiave e inserirla ventisette volte nella stessa pagina finché Google non chiede un ordine restrittivo, significa costruire contenuti che rispondano davvero alle ricerche delle persone, lavorando sulla struttura del sito, sulle pagine locali, sugli articoli, sulla velocità, sull’esperienza mobile e sulla chiarezza delle informazioni.
Negli anni, per Il Convito, ho lavorato anche su contenuti orientati a ricerche molto specifiche, legate per esempio alla Reggia di Venaria, ai regali gastronomici, alle occasioni aziendali e alle esperienze da vivere sul territorio, perché la SEO funziona davvero quando riesci a far coincidere tre cose: quello che le persone stanno cercando, quello che il ristorante offre e il modo in cui riesci a raccontarlo.
Prima ancora di entrare nel tuo sito o sul tuo profilo Instagram, moltissime persone incontreranno il tuo ristorante su Google.
Vedranno le fotografie, leggeranno le recensioni, controlleranno gli orari, cercheranno le indicazioni stradali e probabilmente daranno un’occhiata al menu.
Eppure capita ancora di trovare schede con orari sbagliati, fotografie che sembrano scattate durante un blackout, festività non aggiornate e recensioni alle quali nessuno risponde da mesi.
Non esattamente il miglior biglietto da visita.
Google Business Profile dovrebbe invece essere trattata come una vera estensione della comunicazione del ristorante, perché contribuisce alla percezione dell’attività già prima che l’utente entri in contatto con il sito.
Nel tempo, lavorando sulla presenza digitale del Convito, abbiamo curato anche questo aspetto, perché le persone non vivono il tuo marketing diviso in compartimenti stagni, non pensano “adesso sto guardando il canale SEO, adesso quello social, adesso la reputation”, vedono semplicemente il tuo ristorante attraverso tanti punti di contatto diversi e si fanno un’idea complessiva.
Se uno di questi punti è trascurato, si vede.
Una fotografia di un bel piatto può sicuramente funzionare, soprattutto se il piatto è davvero bello, ma se per mesi il piano editoriale consiste soltanto in una sequenza di primi, secondi e dessert, il rischio è che il profilo inizi ad assomigliare più a un menu illustrato che a uno strumento di marketing.
Le persone non scelgono un ristorante soltanto in base a cosa mangeranno, scelgono anche l’atmosfera, il servizio, il contesto, il tipo di serata che immaginano di vivere e il valore che attribuiscono all’esperienza.
Per questo, nei contenuti che costruisco per la ristorazione, cerco di raccontare anche quello che avviene prima e intorno al piatto, quindi la preparazione, le materie prime, le persone, la cucina, il servizio, gli abbinamenti, il territorio, la sala e tutte quelle piccole cose che, sommate, fanno percepire il posizionamento del locale.
Nel caso del Convito, per esempio, è importante raccontare non solo la cucina d’autore, ma anche la posizione davanti alla Reggia di Venaria, le sale più intime, la differenza tra la proposta del pranzo e quella serale, il lavoro dello staff e il tipo di occasione per cui una persona potrebbe scegliere quel ristorante.
Il vero obiettivo non è ottenere un “che bel piatto” nei commenti, ma portare l’utente a pensare: “qui voglio andarci”.
Ogni tanto sembra che basti produrre un video verticale di quindici secondi perché improvvisamente si materializzino trenta prenotazioni.
Magari.
Il formato breve funziona bene nella ristorazione perché permette di mostrare movimento, atmosfera e persone, quindi può essere molto più efficace di una fotografia nel far percepire cosa succede realmente dentro il locale.
Una cucina durante il servizio, un piatto che viene completato, il sommelier che racconta una bottiglia, la sala che si prepara, il personale al lavoro o un dettaglio della location sono tutti elementi che possono rendere il ristorante molto più reale agli occhi di chi guarda.
Quello che conta, però, è che il video abbia un motivo per esistere, un’apertura capace di fermare l’attenzione, una piccola storia e un messaggio chiaro.
Non serve trasformare lo chef in un influencer, non serve obbligarlo a ballare e non serve nemmeno replicare ogni trend comparso nelle ultime quarantotto ore, serve capire quale parte del ristorante vale la pena raccontare e trovare il modo più efficace per farlo.
Questa è una distinzione sulla quale insisto molto, perché fare una promozione e costruire un’offerta sono due cose completamente diverse.
Uno sconto nasce spesso dalla necessità di riempire velocemente alcuni tavoli, mentre un’offerta nasce da una domanda molto più interessante: quale motivo posso dare a questa specifica persona per scegliere il mio ristorante in questo preciso momento?
Nel lavoro con Il Convito abbiamo costruito nel tempo proposte molto diverse, dall’offerta di benvenuto pensata per avvicinare nuovi clienti, fino ai menu per aziende, alle iniziative stagionali, alle esperienze legate alla Reggia di Venaria e ai pacchetti che combinano cena e pernottamento.
La logica non è quella di abbassare il prezzo per convincere qualcuno, ma di aumentare la rilevanza dell’offerta.
Se una persona sta cercando un posto per una cena aziendale, per esempio, non vuole semplicemente “un ristorante che costa meno”, vuole una proposta chiara, adatta al gruppo, semplice da organizzare e coerente con il budget.
Il marketing serve anche a questo: trasformare il servizio che già offri in una proposta che il cliente riesca a capire immediatamente.
Una delle cose che trovo più curiose nella ristorazione è la quantità di energia investita per conquistare nuovi clienti, seguita spesso da un totale silenzio una volta che il cliente ha pagato il conto ed è uscito dalla porta.
In pratica si investe per iniziare una relazione e poi si fa di tutto per dimenticarsi che esiste.
La fidelizzazione serve a evitare proprio questo.
Email marketing, raccolta contatti, offerte riservate, inviti a eventi, ricorrenze, programmi VIP e comunicazioni dedicate permettono di trasformare una singola prenotazione in una relazione molto più lunga.
Anche su questo stiamo lavorando con Il Convito, attraverso proposte di fidelizzazione e una comunicazione più strutturata verso chi ha già avuto un primo contatto con il ristorante.
Perché il percorso non dovrebbe terminare con “prenota”, dovrebbe continuare con “torna”, e possibilmente anche con “consiglialo a qualcuno”.
Una recensione è una delle poche forme di comunicazione sul tuo ristorante che non controlli direttamente, e proprio per questo può avere un peso enorme.
Prima di prenotare, molte persone leggono cosa hanno scritto gli altri clienti e, soprattutto quando incontrano una recensione negativa, spesso leggono anche la risposta del ristorante.
È lì che si gioca una parte importante della reputazione.
Una risposta equilibrata può trasformare una critica in una dimostrazione di professionalità, mentre una risposta scritta alle undici di sera con il sangue agli occhi può diventare il contenuto più memorabile dell’intera pagina Google, non necessariamente nel senso desiderato.
Le recensioni sono utili anche perché permettono di individuare pattern, se più persone segnalano lo stesso problema, forse non serve semplicemente imparare a rispondere meglio, serve capire cosa sta succedendo nell’esperienza reale o nella comunicazione.
Per questo considero la reputation parte integrante della strategia e non un’attività da gestire quando capita.
Meta Ads e Google Ads possono essere strumenti molto potenti per un ristorante, soprattutto quando c’è un obiettivo preciso, come lanciare un nuovo menu, promuovere una serata, acquisire nuovi clienti o sostenere un periodo più debole.
Il problema nasce quando vengono usate come soluzione automatica a qualsiasi difficoltà.
“Abbiamo pochi tavoli questa settimana, mettiamo cento euro su Instagram” non è una strategia, è più una forma di speranza finanziata.
Prima di investire in advertising bisogna capire cosa stiamo promuovendo, a chi, con quale messaggio, dove atterra la persona dopo aver cliccato e cosa dovrebbe fare una volta arrivata.
Se l’offerta è poco chiara, la pubblicità amplifica la confusione, se il sito non converte, amplifica il traffico che non converte, se il posizionamento è debole, raggiungeremo semplicemente più persone con un messaggio debole.
Le Ads funzionano molto meglio quando entrano in un sistema già costruito, perché a quel punto non devono creare tutto da zero, devono semplicemente accelerare.
Questo è probabilmente il punto che considero più importante di tutto l’articolo.
Il marketing digitale di un ristorante non dovrebbe essere una somma di attività separate, perché il cliente non vive il tuo brand in quel modo.
Una persona può cercarti su Google, trovare una pagina del sito, guardare il tuo Instagram, leggere tre recensioni, tornare sul sito, iscriversi a una newsletter e prenotare magari due settimane dopo.
Se tutti quei punti di contatto raccontano la stessa cosa, il percorso diventa semplice e credibile, se invece ognuno comunica un posizionamento diverso, il cliente percepisce confusione.
Ed è proprio per questo che, nel lavoro continuativo che porto avanti con Il Convito, cerco di collegare tra loro social media, sito, SEO, offerte, email, promozioni, contenuti e fidelizzazione.
Non perché ogni ristorante debba utilizzare per forza tutti gli strumenti disponibili, ma perché quelli che utilizza devono avere una logica comune.
Una collaborazione lunga ti permette di vedere cose che difficilmente emergono in una consulenza di qualche settimana, perché osservi il comportamento dei clienti nel tempo, capisci quali periodi sono più forti, quali offerte funzionano davvero, quali contenuti generano interesse ma non conversioni e quali iniziative apparentemente meno “instagrammabili” portano invece risultati concreti.
Negli anni, insieme al Convito, abbiamo lavorato su acquisizione di nuovi clienti, offerte di benvenuto, proposte business, menu aziendali, campagne stagionali, pacchetti collegati alla Reggia di Venaria, contenuti SEO, gestione delle recensioni, social media, email marketing e programmi di fidelizzazione.
Il risultato più interessante, secondo me, non è una singola campagna riuscita o un singolo contenuto che ha performato bene, ma il fatto di aver costruito nel tempo una comunicazione molto più strutturata, capace di sostenere obiettivi diversi a seconda del momento dell’anno e delle esigenze del ristorante.
Ed è proprio questo il punto che spesso si perde quando si parla di marketing online: non esiste la strategia definitiva, esiste un processo continuo di analisi, test e ottimizzazione.
Quello che funziona oggi può diventare meno efficace tra sei mesi, un’offerta che performa molto bene su un segmento può non funzionare affatto su un altro, un contenuto che ottiene migliaia di visualizzazioni può non generare una singola prenotazione, mentre una pagina SEO apparentemente poco spettacolare può continuare a portare clienti per anni.
La differenza la fa la capacità di leggere quello che succede e correggere la direzione.
Per me il percorso può essere riassunto in cinque passaggi collegati tra loro: prima devi essere visibile, perché nessuno può scegliere un ristorante che non conosce, poi devi costruire la percezione, facendo capire perché la tua proposta è diversa, a quel punto devi generare fiducia, attraverso contenuti, recensioni, informazioni chiare e coerenza, quindi devi facilitare la conversione, rendendo semplice prenotare, e infine devi lavorare sulla fidelizzazione, perché il cliente migliore non è necessariamente quello nuovo, ma quello che decide di tornare.
Scritto così sembra quasi facile.
Poi bisogna far funzionare tutto contemporaneamente, ed è generalmente lì che iniziano i problemi.
Sono Federica Figliuolo, Digital Marketer e Content Creator, lavoro nel mondo della comunicazione digitale da oltre dieci anni e oggi affianco aziende e brand nella costruzione di strategie che integrano contenuti, social media, SEO, siti web, email marketing, acquisizione e fidelizzazione.
Nel settore food collaboro continuativamente con Il Convito della Venaria, dove seguo una strategia digitale trasversale, mentre parallelamente ho costruito e sviluppato progetti personali e community che mi hanno permesso di sperimentare direttamente acquisizione, crescita, posizionamento e monetizzazione.
Questo per me è un aspetto importante, perché non mi interessa il marketing fine a se stesso, mi interessa capire quale comportamento deve generare.
Nel caso di un ristorante può significare prenotare una cena, scegliere un menu, lasciare il proprio contatto, partecipare a un evento, tornare una seconda volta oppure consigliare il locale a qualcun altro.
Le visualizzazioni sono utili, i follower possono essere utili, l’engagement è utile, ma alla fine bisogna sempre arrivare alla stessa domanda:
che cosa vogliamo che faccia la persona dopo aver visto questo contenuto?
Se la risposta non è chiara, probabilmente non lo è nemmeno la strategia.
Se vuoi capire come imposterei il marketing digitale per il tuo ristorante, possiamo partire proprio da qui, analizzando il locale, il pubblico, il posizionamento e gli obiettivi che vuoi raggiungere, senza iniziare da un pacchetto standard composto da dodici post, otto Stories e una generica fiducia nell’algoritmo.